Sua maestà il grissino

Grissini Morato Pane

Il grissino è uno dei prodotti gastronomici più diffusi in tutta Italia e le sue origini sono da ricercarsi in Piemonte.

È proprio dal dialetto di questa regione che deriva il suo nome: ghërsa (o ghërsin) che, infatti, indica il tipico pane allungato della tradizione sabauda. Tutt’oggi è diffusissimo in tutta Italia; non manca mai sulle tavole per accompagnare i pasti principali o per essere mangiato come spuntino durante la giornata.
 
Fu inventato da Antonio Brunero nella corte del Re, su richiesta esplicita del medico reale per il figlio di Vittorio Emmanuele II di Savoia. Vittorio Amedeo II, infatti, aveva dei problemi di salute e non riusciva a digerire la mollica di pane, così il fornaio di corte si ingegnò per trovare un pane che non prevedesse la mollica e che fosse facilmente digeribile… il grissino per l’appunto!
 
Questo alimento attirò l’attenzione di altri personaggi storici; si narra che il Re Carlo Felice amasse averne sempre un po’ a disposizione, tanto da sgranocchiarli anche durante gli spettacoli al Teatro Regio, incurante del rumore che produceva. Anche Napoleone Bonaparte aveva un debole per questo prodotto piemontese, così da far realizzare una carrozza apposita che percorresse Torino-Parigi per trasportare “les petits bâtons de Turin” (i bastoncini di Torino).
 
All’epoca la lavorazione del grissino non era per nulla semplice e ogni fase di lavorazione necessitava di una persona diversa:
• Lo stiror era colui che stirava l’impasto per renderlo sottile partendo da una forma setacciata larga circa 8 centimetri;
• Il tajor dopo la stesura si occupava di tagliare la pasta in pezzi da 3 centimetri, che lo stiror allungava fino a 1 metro e 20 cm di lunghezza;
• Il cureur invece disponeva con cura due bastoncini alla volta in una paletta lunga e stretta di circa 4 metri;
• Il gavor infine si occupava della cottura, ed una volta estratti i grissini dal forno, li spezzava in due.
 
La sua forma tradizionale è chiamata robotà ed è lunga dai 40 agli 80 cm, si riconosce per la sua nodosità, indice della lavorazione a mano, mentre l’altra forma tradizionale, molto più recente, è il grissino stirato: la pasta viene allungata da un panificatore elettrico che lo rende molto più friabile. Poi negli anni sono nate tantissime varietà di grissini: con semi, alla pizzaiola, al Kamut®… uno più buono dell’altro!

 
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